Un libro e un caffè

"Leggere è sognare per mano altrui". Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine.

“Rione Serra Venerdì. Imma Tataranni e le trappole del passato” di Mariolina Venezia (Einaudi, 2018)

Rione Serra Venerdì è il nuovo volume della saga dedicata alla “Piemme” materana Imma Tataranni, nonché il nome di un quartiere della città dei Sassi che si appresta, fra pochi giorni, a diventare Capitale  Europea della Cultura. Questa volta, l’energica dottoressa Tataranni dovrà trovare il colpevole di un delitto che la coinvolge da vicino, visto che la vittima è Stella Pisicchio, una sua ex compagna di classe. Il caso si complicherà ulteriormente quando si intersecherà con la scomparsa di un ragazzino dalla vita difficile, segnata dai problemi in famiglia, ma sarà risolto grazie alla sua risolutezza e al suo intuito.  Come negli altri romanzi Mariolina Venezia sfoggia la sua abilità di narratrice capace di trascinare il lettore e di farlo immediatamente appassionare alla storia.

La scrittrice lucana, infatti, ci propone un altro giallo avvincente, in alcuni momenti ricco di ironia in altri di doloroso realismo e ben e riesce, ancora una volta, a ritrarre fedelmente l’ambiente in cui si svolge la storia, facendone emergere le peculiarità, le luci e le ombre attraverso descrizioni fatte di dettagli, anche piccoli, ma decisivi nel determinarne l’efficacia.

“La Basilicata era lunatica. Proprio. Non lunare, lunatica. D’inverno tutta in grugnita e malinconica, con quei campi marrone scuro a perdita d’occhio, sfumati all’orizzonte in un velo di nebbia che faceva cadere le braccia. Poi nel giro di un paio di settimane eccola diventare soave e ridente come se ci avessero steso sopra un tappeto verde tutto istoriato di fiori, e stavi appena prendendo fiato che te la ritrovavi gialla e arsa come l’inferno, tenebrosa per la troppa luce e il sole torrido che picchiava sui calanchi o sulla pietra bianca dei paesi, producendo un boato talmente forte da oltrepassare il muro del suono. Triple face, più che double”.

Il paesaggio, in questa magistrale descrizione, diventa similitudine e pretesto per parlare di una terra tanto amara, ma tanto bella, per citare il celeberrimo brano di Modugno, con i suoi paesini, la sua storia, le sue leggende (si vedano gli accenni ai briganti), i suoi abitanti, i suoi sapori, la sua “lingua”, il suo desiderio di riscatto e le sue annose problematiche. La stessa minuzia è utilizzata per tratteggiare i personaggi sia nel loro modo di esprimersi che nella loro personalità. Imma è un’icona, una donna colorata nell’abbigliamento e nel temperamento, una mamma e una moglie che mostra quanto questi due ruoli siano complessi. È decisa e spigolosa, ma umana, molto umana. È un’eroina del quotidiano, o meglio, un’eroina un po’ sui generis, scorbutica, ma appassionata e ligia al dovere.  Non è assolutamente casuale il fatto che dai romanzi della Venezia sia stata tratta una fiction, “Le avventure di Imma”, che dovrebbe andare in onda su Rai1 e che sono davvero impaziente di vedere.

In memoria di Valentina Giovagnini

Il mio ormai consueto “intermezzo musicale” questa volta è dedicato ad un’artista che ho scoperto a Sanremo nel 2002, una giovane cantautrice che purtroppo ci ha lasciati troppo presto e che mi sembra giusto ricordare, a dieci anni dalla sua tragica scomparsa: Valentina Giovagnini.

Il suo brano “Il passo silenzioso della neve” colpì subito la giuria della kermesse canora e il pubblico per la sua particolarità, per le sue sonorità celtiche rivisitate in chiave estremamente moderna e per l’interpretazione appassionata e coinvolgente della cantante.

Questa ricercatezza musicale e questa originalità sono poi state il filo conduttore dell’album Creatura nuda,  un vero gioiello musicale che ho letteralmente consumato e che invito tutti a riascoltare.

I testi, raffinatissimi, sono accompagnati da melodie che prendono vita da un intreccio variegato di  influenze ed ispirazioni (c’è, come dicevo la musica celtica, ma c’è anche l’uso dell’elettronica).

Dai brani emergono una curiosità musicale, una voglia di sperimentazione che dovrebbero essere d’esempio per i giovani artisti di oggi, spesso troppo omologati e inclini a seguire le mode. Non c’è nulla di scontato o  la personalità di chi lo ha composto si avverte prepotentemente.

In questo senso Creatura nuda è davvero un manifesto, essendo invito a mostrarsi per quello si è e ad essere sinceri con se stessi (sincerità che deve essere trasposta nell’arte per chi si fa suo “portavoce”).

Nella lista dei miei brani preferiti Senza origine (quanta attualità c’è in queste parole: “Senza origine

tra uomini e no scivolerò ancora in un deserto al neon”), Metaforfosi, La formula e Accarezzando a piedi nudi l’erba delle colline di Donegal, un pezzo solo strumentale che letteralmente rapisce e trasporta l’ascoltatore in un’altra dimensione temporale.

“Io sono in volo, sono libera, non ho confini intorno a me. Sono un pensiero, sono musica”, scriveva Valentina in Libera. Queste mi sembrano le parole più degne per concludere questo omaggio, non solo  perché intrise di poesia, ma perché lei perché il suo pensiero e la sua musica di sicura sono ancora vivi e conservano tutto il valore.

“Il legame con la propria terra narrato dalla Palermo al mondo”

Ripubblico con piacere l’articolo uscito questa mattina sul quotidiano La nuova del sud a proposito della presentazione del libro “E con essi chiusa in una stanza” di Pina Palermo, tenutasi l’8 dicembre in occasione della fiera nazionale della piccola e media editoria Più libri più liberi.

Il legame con la propria terra narrato dalla Palermo al mondo

Il 2108 è stato un anno ricco di soddisfazioni e di presentazioni per la scrittrice lucana Pina Palermo che, dopo Stoccarda, Zurigo, alcune città del Lazio, Accettura, suo paese natio e San Mauro Forte ha avuto modo di  presentare il suo ultimo libro, “E con essi chiusa in una stanza” alla Fiera Nazionale di Roma della piccola e media Editoria. Nell’incantevole Palazzo dei Congressi “La Nuvola” progettato dallo studio Fuksas, la scrittrice è stata accolta dal presidente dell’associazione dei Lucani a Roma, da Luigi Scaglio, in rappresentanza del Consiglio Regionale di Basilicata e dai relatori  veste di relatori Volfgango Lusetti, Maria Rosaria Galella e Chiara De Angelis.

Durante  un incontro partecipato e appassionato gli intervenuti hanno cercato di cogliere gli aspetti più interessanti dell’opera. L’importanza delle radici familiari, i vincoli di appartenenza alla comunità locale, il ruolo delle figure femminili narrate, l’intreccio tra vicende familiare e storia della comunità locale. Di particolare rilievo le considerazioni dell’avvocato Galella nel sottolineare il carattere di “romanzo storico” dell’opera di Pina Palemo, nonché il valore pedagogico di essa, in quanto si parte da un viaggio e si giunge ad una vera catarsi interiore.

“Viaggio” e “Catarsi” sono, infatti, i due termini che meglio sintetizzano lo scritto della Palermo, sia con riferimento all’indole letteraria della scrittrice, sia con riferimento alla sua terra d’origine, la Basilicata, terra meravigliosa, ricca di contraddizioni e problemi irrisolti. Una terra che, tuttavia, merita di essere raccontata così come ha fatto Pina Palermo ricevendo apprezzamenti e gratificazioni da tutti colo che hanno avuto modo di leggere “E con essi chiusa in una stanza” rimanendo affascinati per l’intensità e la capacità narrativa della scrittrice lucana.

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“Possibili scenari per pianoforte e voce” di Cesare Cremonini (Universal Music Italia, 2018)

I “possibili scenari” della musica sono infiniti, le canzoni possono essere modificate e assumere una forma diversa senza essere snaturate.

Cesare Cremonini ci dà una dimostrazione palese di quanto ho appena detto nella nuova versione del suo album, Possibili scenari, appunto, rivisitato utilizzando “solo” pianoforte e voce.

Sottrarre può essere un rischio, ma in questo caso è stato un valore aggiunto, per utilizzare un’espressione che all’apparenza è un ossimoro, ma in fondo corrisponde a verità.

I 10, incantevoli titoli della tracklist sono, infatti, a mio parere, ancor più belli in questa veste inedita.

Kashmir-Kashmir sorprende l’ascoltatore perché il suo ritmo incalzante non viene affatto indebolito dalla presenza di un unico strumento, Possibili scenari viene esaltata dal minimalismo dell’arrangiamento (soprattutto l’inizio, così denso di significato, sembra essere scandito con ancora più chiarezza e arriva in modo più immediato) mentre Nessuno vuole essere Robin (la mia canzone preferita del disco) è ancora più struggente ed intensa.

Il pianoforte, col suo fascino senza tempo, riesce a creare un’atmosfera intima, elegante e ad annullare qualsiasi distanza dell’ascoltatore.

I pezzi sembrano più veri, vivi, come se la loro essenza, tolto il ricco involucro, si disvelasse senza nessun filtro.

La stessa copertina nella quale dominano i due colori più basici, il bianco e il nero, sembra voler preannunciare questo ritorno al nucleo fondante dei brani stessi, alla loro origine.

Questo lavoro ci mostra in modo lampante che la semplicità unita al vero talento è la strada più sicura per arrivare al cuore e alla pancia del pubblico.

“Amori reali” di Cinzia Giorgio (Newton Compton Editori, 2018)

19 maggio 2018. Dopo il matrimonio di William d’Inghilterra con la borghese Catherine Middleton, il pubblico ha potuto guardare in mondovisione un atro royal wedding, quello di Harry, diventato poi duca di Sussex e Meghan Markle, attrice divorziata di origine afroamericana. Una favola in piena regola, dunque, che ha  provocato un ulteriore stravolgimento delle rigide regole della corte di san Giacomo, che ha incuriosito e anche fatto sognare l’opinione pubblica, esattamente come era avvenuto nel 2011 per Will e Kate. Nel 2004 anche Felipe di Spagna ha sorpreso tutti sposando la giornalista, divorziata, Letizia Ortiz, Haakon di Norvegia ha scelto come consorte Mette-Marit, donna dal passato “tormentato” mentre Victoria di Svezia ha sposato Daniel Westling, il suo personal trainer.

Cosa c’è dietro queste favole moderne? È tutto oro quel che luccica? Come sono nate le storie d’amore dei reali più noti della storia? Cinzia Giorgio risponde nel suo libro, Amori reali,  a questi quesiti, regalandoci interessanti aneddoti, curiosità e retroscena su queste relazioni.

Il testo non si occupa solo dell’epoca contemporanea e di nazioni europee, ma spazia sia dal punto di vista geografico che storico. Leggiamo di Giulio Cesare e Cleopatra, di Francesco Giuseppe ed Elisabetta d’Austria, dello Scià di Persia e di Soraya e di molte altre coppie. Questo testo, estremamente coinvolgente e intrigante, attento non solo al mero “gossip”, ma anche alla Storia e alla cultura delle nazioni dei protagonisti è perfetto per il periodo festivo e piacerà sia a chi, come me segue le vicende di principi e principesse, ma anche a chi semplicemente, vuole ritagliarsi delle ore di relax ed evasione in compagnia di un testo pregevole o desidera leggere qualcosa di stuzzicante e appassionante.

Una sera d’agosto… Quando la musica ti rapisce.

Il mio primo vero incontro con Cordio, giovane cantautore catanese che parteciperà a Sanremo giovani a dicembre, è avvenuto proprio in una sera d’agosto, una di quelle citate nella canzone che ha presentato per la kermesse: “La nostra vita”. Sono stata subito favorevolmente colpita, anzi direi rapita, dall’atmosfera che con le sue canzoni, delicate ed intimiste, è riuscito a creare. Ho pensato che la musica in fondo deve fare questo: rapirti e portarti lontano.

La sua nuova canzone è stata un’ulteriore conferma della sensibilità con cui “Pier” riesce a trasporre i suoi sentimenti in musica.

Il brano è una riflessione, malinconica, ma non amara,  sulla vita, sui cambiamenti, a volte destabilizzanti, che avvengono nel corso dell’esistenza di ognuno, sulla fugacità del tempo, sull’importanza delle relazioni, quelle vere e profonde, con gli altri ed arriva dritta al cuore (mi si perdoni l’espressione forse non originale, ma di certo calzante). L’impatto emotivo sin dal primo ascolto è fortissimo, soprattutto per chi ha un animo riflessivo e uno sguardo non superficiale sulle cose.

Sono davvero felice, quindi, che Cordio abbia la possibilità di mostrarsi ad un pubblico così vasto come quello di Rai1 e di mostrare il suo talento e sono sicura che questo, per lui, sarà solo l’inizio di una strada fulgida e piena di successi. La vera arte, alla fine, viene sempre riconosciuta e premiata.

Seconda tappa del blogtour dedicato al libro “Il virus benefico”

Buonasera! Questa sera, con molto piacere, ospito la seconda tappa del blogtour dedicato al libro “Il virus benefico” di Pierluigi Dadrim Peruffo.

La tappa si “chiama”L’uomo virus”.

Di seguito alcune informazioni sul testo e la biografia dell’autore.

Sino a quando continueremo a ritenere le parole più importanti dell’indivisa e viva realtà che esse dovrebbero indicare, il nostro destino non contemplerà altro che guerra e dolore.

Oggi l’uomo è un essere mostruoso, fornito tanto di testa e genitali giganteschi, quanto di un cuore e di un’anima minuscoli.

Se fate valutare un diamante da un maiale, il maiale lo mangerà come fa con ogni altra cosa e poi lo defecherà, fine, tutto qui!

La ragazza è bella? La vita è bella? Sì! Adesso vado a conoscerla, non le devo chiedere “Come devo muovermi con te?”. Devo solo dire a lei e a me stesso: “Bene! Qualcosa accadrà!”. E qualcosa accadrà sul serio!

Comportiamoci come un virus benefico, all’interno di un sistema malato. Diffondiamoci piano, silenziosamente…

Frammenti tratti dal libro:

In un mondo dominato dai conflitti e dall’ipocrisia c’è ancora spazio per l’individuo? La risposta è affermativa, ma arrivare alla certezza di questo fatto non è scontato. La complessità in apparenza inestricabile del nostro tempo va affrontata con una ragionevolezza che è l’esatto opposto della “razionalità” occidentale – quella stessa “razionalità” che si esprime anche nelle soffocanti convenzioni del quotidiano, nel mito delle “buone maniere”, e che ha trasformato l’intero mondo in un campo di battaglia. Occorre invece trovare una strategia di liberazione interiore, di affrancamento dalle menzogne, dagli opportunismi che spingono in egual misura gli individui, gli uomini di potere e i mass media – ciascuno nella propria sfera d’azione – a manipolare fatti, valori e sentimenti. “Il virus benefico” è la risposta ironica e accorata di Pierluigi Dadrim Peruffo a un tempo altrettanto paradossale: la scoperta di un senso critico e di una ragionevolezza nuova, un’inedita apertura mentale il cui corrispondente relazionale è un apparente rinuncia a se stessi, ai capricci di un ego trionfante – ma che come esito avrà la riscoperta di un “io” più maturo, più sereno di fronte ai casi della vita e davvero capace di condividere la propria esistenza con gli altri.

Biografia dell’autore: 

Pierluigi Dadrim Peruffo ha avvertito sin dalla tenera età il bisogno di intraprendere un intenso  lavoro di indagine esistenziale, e di comprendere profondamente l’animo umano, i suoi condizionamenti e la sua possibilità di liberazione. Per questo motivo nel 2005 si laurea in Filosofia, per poi ottenere, nel 2007, un master in Counseling filosofico. Dopo gli studi inizia a lavorare in diversi ambiti del sociale, occupandosi prevalentemente dell’educazione dei giovani e del benessere relazionale e interiore della persona. Nel 2008 inizia a condividere sul web domande, risposte e riflessioni su questi temi attraverso un blog.

 

“La stanza della tessitrice” di Cristina Carboni (Garzanti, 2018)

Mi piace moltissimo seguire gli autori nel loro percorso, soprattutto poi, se mi sono innamorata di una delle loro opere. In effetti “La rilegatrice di storie perdute” mi aveva completamente stregata e per questo nutrivo molta curiosità nei confronti del nuovo romanzo di Cristina Carboni, “La stanza delle tessitrice” e consiglio vivamente di non lasciarvi sfuggire la seconda opera della scrittrice sarda.

La struttura dei due testi è sostanzialmente la stessa: una parte ambientata nel passato e una nel presente, legate da un mistero, da un segreto imprigionato tra le pieghe del tempo. Anche l’atmosfera elegante, evocativa e un po’ rétro rimane intatta.

Questa volta la narrazione ci conduce in Sardegna, terra ricca di un fascino ancestrale, nella Lombardia dell’industria tessile e a Parigi, città della moda e degli artisti, sempre meravigliosamente “charmante”.

La protagonista è Caterina, una talentuosa creatrice di abiti che ha la capacità di dare nuova vita a vestiti già indossati, adattandoli alla personalità della committente e permettendole così di sentirsi completamente a suo agio nel nuovo capo d’abbigliamento, che diventa unico e speciale.

La giovane ha lasciato Milano per trasferirsi a Bellagio, ma rientra nel capoluogo lombardo per assistere la sua madrina Marianne che le chiede di intraprendere un’importante ricerca.

Il tentativo di riannodare i fili della vita della sua tutrice la porterà nella capitale francese e le farà “incontrare” idealmente Maribelle, stilista tanto leggendaria quanto misteriosa oltre che disegnare una nuova trama anche per il suo futuro (se vogliamo l’arte della tessitura e del cucito diventano metafore dell’esistenza i cui pezzi si uniscono come quelli di un vestito da imbastire e comporre).

La forza dei sentimenti, l’indipendenza femminile, la dolcezza e la complessità dell’amore, la potenza della creatività che può generare bellezza, la caparbietà e l’intraprendenza necessarie per rincorrere i propri sogni e anche i lati più oscuri dell’essere umano e della storia sono le colonne portanti di questo libro, reso prezioso da una scrittura armoniosa e delicata, da una storia che cattura l’attenzione e da personaggi ben tratteggiati che fanno breccia nel cuore del lettore, cuore e cura presenti in ogni riga e che  la Carboni riesce a trasmettere direttamente a chi si immerge nelle pagine di questo splendido volume.

“Romantic Italia. Di cosa parliamo quando cantiamo d’amore” di Giulia Cavaliere (Minimum Fax, 2018)

Una particolarissima playlist di canzoni d’amore, da gustare pagina dopo pagina, ma anche un  appassionante viaggio nella storia della musica italiana nonché un concentrato di critica musicale fatta con estrema competenza e di passione: questo è “Romantic Italia”.

Gli ottanta brani citati da Giulia Cavaliere hanno, a suo parere, rivoluzionato il modo di “cantare d’amore” e ciò viene dimostrato attraverso analisi puntuali e dettagliate dei pezzi dalle quali emerge  un notevole interesse per i testi e per il linguaggio utilizzato (le esegesi sono particolarmente pregevoli), per il contesto in cui sono nati e per la loro portata espressiva.

Sfilano in serie i nomi degli interpreti e dei cantautori nostrani più importanti come Battisti, Venditti, Fossati, De Gregori, Paoli, Ciampi (ne cito solo alcuni), per arrivare agli attualissimi Dente, Thegiornalisti e Liberato, che trattano il tema dell’amore offrendo un punto di vista sempre diverso. Che si tratti di puro romanticismo, di delusione sentimentale o di carnalità e trasgressione, nessuna sfaccettatura del sentimento più complesso che ci sia è trascurata nella selezione delle canzoni operata dall’autrice.

Accurato, ricco di informazioni e curiosità, scritto in modo magistrale, questo libro non ha nulla di didascalico o di eccessivamente tecnico, ma insegna tantissimo e induce anche a fare ulteriori ricerche per approfondire la tematica trattata.

Da ogni riga di “Romantic Italia” traspare in modo efficace quanto la musica sia qualcosa di tutt’altro che semplice e banale (è figlia non solo di una storia personale che porta a comporre qualcosa, ma anche dei mutamenti sociali e storici, come ho già avuto modo di evidenziare, ed è frutto di una ricerca formale e interiore senza la quale sarebbe priva di valore) e quanto essa, come la stessa autrice sostiene, entri nella vita di ognuno con leggerezza, ma anche in profondità.

Regalatevi, dunque, questo volume di notevole valore e anche piacevole da leggere (non ha uno stile pesante ed è molto scorrevole) o regalatelo ai musicofili di vostra conoscenza.

Ritratti post concerto!

“Cos’è la musica?

Un lampo che illumina la tua mente o quel che dopo ne rimane, seppure poco, dandoti speranza”.

Le parole dello splendido monologo che introduce i concerti del Non abbiamo armi tour sono proprio vere: la musica può illuminare la mente e riscaldare il cuore, può far divertire ed emozionare, può unire e creare legami fortissimi. Soprattutto la musica di Ermal riesce a fare tutto ciò.

Ho atteso di poter ascoltare dal vivo e cantare “con lui” le sue meravigliose canzoni che non passano distratte, ma restano ancorate nel profondo, per oltre un anno, condividendo la mia passione musicale con persone diventate per me importanti. Guardando i video o le esibizioni in TV avevo aspettative elevatissime, che non sono state affatto disattese.

Nell’anfiteatro raccolto e graziosissimo di Rossano Calabro, infatti, è andato in scena uno spettacolo travolgente, ma anche intimo e toccante.

Ad aprilo la sensibilità e la delicatezza di Cordio, promettente cantautore (spero venga ulteriormente valorizzato) che si è esibito insieme ad un altro musicista di talento:  Davorio. “Altro che artista”, “Ritratti post diploma”, “Il Paradiso”, “1402”e  “Una danza”  ci hanno fatto immergere perfettamente in un clima di arte purissima. Cordio è l’esempio perfetto di come si possa fare musica senza inseguire mode e senza sgomitare per arrivare, ma cercando di dire qualcosa, come il suo “mentore” insegna.

Dopo il giovane siciliano una breve pausa e poi le note di Non abbiamo armi hanno acceso l’entusiasmo del caloroso pubblico,  del quale faceva parte anche il piccolo  e tenerissimo Giuseppe, che ha duettato con Ermal al Forum di Assago.

Non c’è stato bisogno di orpelli sul palcoscenico o di scenografie elaborate perché lo show avesse successo: sono bastate l’energia è l’emotività di Ermal che è stato coinvolgente e ispirato come sempre. Sorridente e con gli occhi pieni di gratitudine per l’affetto dei presenti (“È tutto troppo”, ha detto) ci ha regalato quasi due ore di talento e pura vitalità.

Con “Gravita con me”, secondo brano in scaletta, il cui video è stato girato tra i Calanchi lucani e che dunque mi è molto caro, eravamo già tutti carichi e pronti a scatenarci.

“Caro Antonello” è uno dei pezzi sicuramente più sentiti da Ermal, che per cantarlo si è seduto palco  rimarcando il suo sentirsi a casa quando è “in scena” oltre alla volontà di avvicinarsi al pubblico. La sua mimica e la sua voce hanno comunicato molto efficacemente l’intensità di questa perla del suo repertorio. Di sicuro le sue doti non sono un trucco e la magia vera è sì il pubblico (lo ha definito proprio così), ma soprattutto ciò che riesce a sprigionare interagendo con chi lo ascolta.

In “Schegge” Meta dichiara tutto il suo amore per la musica, un abbandono totale alle note e alle parole mostrato anche fisicamente quando, al termine della canzone, ha poggiato la testa sul pianoforte e lo ha quasi abbracciato.

“Mi salvi chi può” è un altro dei momenti live da “pelle d’oca al cuore”. Emergono a pieno, dal vivo, la visceralità e la potenza di questa canzone.

Con convinzione e partecipazione abbiamo tutti urlato a squarciagola quel “cambia le tue stelle” che ha donato positività a tanti e che ha rivelato tutta la bravura di Ermal.

Un intro/assolo con la chitarra elettrica e il ritmo battente dei tamburi ha reso meravigliosamente coinvolgente “Molto bene, molto male” in cui emerge anche la voce di Andrea Vigentini, bravissimo ai cori e alla chitarra (tutti i componenti della band ‒ Dino Rubini, Emiliano Bassi, Roberto Pace e Marco Montanari ‒ sono eccezionali).

Menzione speciale per Umano e l’attimo in cui avviene un cambio di ottava letteralmente da brividi che, se ce ne fosse ancora bisogno, mette ancora più in mostra le qualità vocali di Ermal.

Tra vecchi e nuovi successi dunque la serata è volata via fin troppo velocemente. Ciò che non andrà via tanto velocemente, però, è il ricordo di un evento memorabile: chi può non si lasci scappare l’occasione di veder dal vivo un artista completo e sempre sorprendente.

A corredo di questo resoconto, poco tecnico e molto istintivo, troverete le splendide foto di Valentina Ponzo, che vi porteranno visivamente al concerto. Potrete visionarne alcune all’inzio dell’articolo altre al seguente link:

https://www.facebook.com/profile.php?id=100009042310271&sk=photos&collection_token=100009042310271%3A2305272732%3A69&set=a.2032568737054517&type=3

 

 

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