Un libro e un caffè

"Leggere è sognare per mano altrui". Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine.

Categoria: Letto da me (Pagina 2 di 4)

“Dai tuoi occhi solamente” di Francesca Diotallevi (Neri Pozza, 2018)

“Dai tuoi occhi solamente

emana la luce che guida

i tuoi passi. Cammini

fra ciò che vedi. Soltanto”.

Dai suoi occhi e dall’obiettivo della sua Rolleiflex Vivian Maier, fotografa eccelsa e tormentata, riesce ad emanare quella luce che le esperienze della durata le hanno tolto fin troppo presto. Catturando le esistenze degli altri, guardandoli dall’esterno sia attraverso la macchina fotografica che attraverso il lavoro di bambinaia, riesce a fuggire da un passato che le ha lasciato ferite dolorosissime.

“La mia è la storia di chi ha vissuto attraverso le storie degli altri, di chi ha vissuto senza essere mai vista. La mia è la storia di un’ombra”, dice di sé.

Quest’ombra silenziosa, ritrosa e a volte dura, ha lasciato, però, un segno indelebile del suo passaggio in scatti nitidi, potenti, comunicativi, di sconcertante fascino.

Con rispetto, eleganza, poesia e partecipazione Francesca Diotallevi ci racconta, in chiave romanzata, le sue vicissitudini. La limpidezza dei suoi scatti rivive sulla pagina grazie alla prosa pulita e curatissima dell’autrice.

La sua scrittura armoniosa e “morbida”, capace in modo altrettanto efficace di rendere le spine che hanno punto la protagonista, ci trasporta con immediatezza nella narrazione e coinvolge emotivamente il lettore in modo fortissimo.

Attraverso l’alternanza di momenti del “presente” e di flashback, soprattutto direi attraverso questi ultimi che hanno un peso rilevante nel racconto, esattamente come lo hanno nella vita dell’artista, riusciamo ad avere il quadro completo della personalità complessa della Maier.

Molto interessante è il rapporto speculare tra Vivian e Frank Warren, papà dei bambini che la donna accudisce e scrittore mediocre in lotta con se stesso, alla ricerca di un’identità artistica e che ritrova nella sua tata un’anima affine. Le loro conversazioni permettono infatti di riflettere sul senso dall’arte, sulle sue molteplici sfaccettature e sul talento.

Jeanne l’amica della madre che l’ha ospitata per alcuni anni, le dice una frase, una sorta di augurio:

“Io mi auguro che tu sia sempre tormentata dalla curiosità. Guarda le cose che vedono tutti, ma guardale in modo diverso da come le vedono gli altri. E sii sempre fedele a te stessa”.

Occhi nuovi ed aperti sono effettivamente una delle qualità imprescindibili per un artista, oltre a delle doti latenti ed innate, gli occhi che Vivian aveva di sicuro e che le hanno permesso di produrre dei lavori meravigliosi.

“Dai tuoi occhi solamente” è un omaggio sentito, ma anche un romanzo che non si dimentica facilmente, che porta con sé la grandezza della letteratura di pregio.

Perdetevi dunque, come ho fatto io, in tutta questa bellezza e non dimenticate di guardare le spettacolari fotografie di Vivian Maier presenti sul sito http://www.vivianmaier.com/  .

Grazie di cuore a Valentina Ponzo che mi ha regalato questo scatto meraviglioso.

“Rione Serra Venerdì. Imma Tataranni e le trappole del passato” di Mariolina Venezia (Einaudi, 2018)

Rione Serra Venerdì è il nuovo volume della saga dedicata alla “Piemme” materana Imma Tataranni, nonché il nome di un quartiere della città dei Sassi che si appresta, fra pochi giorni, a diventare Capitale  Europea della Cultura. Questa volta, l’energica dottoressa Tataranni dovrà trovare il colpevole di un delitto che la coinvolge da vicino, visto che la vittima è Stella Pisicchio, una sua ex compagna di classe. Il caso si complicherà ulteriormente quando si intersecherà con la scomparsa di un ragazzino dalla vita difficile, segnata dai problemi in famiglia, ma sarà risolto grazie alla sua risolutezza e al suo intuito.  Come negli altri romanzi Mariolina Venezia sfoggia la sua abilità di narratrice capace di trascinare il lettore e di farlo immediatamente appassionare alla storia.

La scrittrice lucana, infatti, ci propone un altro giallo avvincente, in alcuni momenti ricco di ironia in altri di doloroso realismo e ben e riesce, ancora una volta, a ritrarre fedelmente l’ambiente in cui si svolge la storia, facendone emergere le peculiarità, le luci e le ombre attraverso descrizioni fatte di dettagli, anche piccoli, ma decisivi nel determinarne l’efficacia.

“La Basilicata era lunatica. Proprio. Non lunare, lunatica. D’inverno tutta in grugnita e malinconica, con quei campi marrone scuro a perdita d’occhio, sfumati all’orizzonte in un velo di nebbia che faceva cadere le braccia. Poi nel giro di un paio di settimane eccola diventare soave e ridente come se ci avessero steso sopra un tappeto verde tutto istoriato di fiori, e stavi appena prendendo fiato che te la ritrovavi gialla e arsa come l’inferno, tenebrosa per la troppa luce e il sole torrido che picchiava sui calanchi o sulla pietra bianca dei paesi, producendo un boato talmente forte da oltrepassare il muro del suono. Triple face, più che double”.

Il paesaggio, in questa magistrale descrizione, diventa similitudine e pretesto per parlare di una terra tanto amara, ma tanto bella, per citare il celeberrimo brano di Modugno, con i suoi paesini, la sua storia, le sue leggende (si vedano gli accenni ai briganti), i suoi abitanti, i suoi sapori, la sua “lingua”, il suo desiderio di riscatto e le sue annose problematiche. La stessa minuzia è utilizzata per tratteggiare i personaggi sia nel loro modo di esprimersi che nella loro personalità. Imma è un’icona, una donna colorata nell’abbigliamento e nel temperamento, una mamma e una moglie che mostra quanto questi due ruoli siano complessi. È decisa e spigolosa, ma umana, molto umana. È un’eroina del quotidiano, o meglio, un’eroina un po’ sui generis, scorbutica, ma appassionata e ligia al dovere.  Non è assolutamente casuale il fatto che dai romanzi della Venezia sia stata tratta una fiction, “Le avventure di Imma”, che dovrebbe andare in onda su Rai1 e che sono davvero impaziente di vedere.

“Amori reali” di Cinzia Giorgio (Newton Compton Editori, 2018)

19 maggio 2018. Dopo il matrimonio di William d’Inghilterra con la borghese Catherine Middleton, il pubblico ha potuto guardare in mondovisione un atro royal wedding, quello di Harry, diventato poi duca di Sussex e Meghan Markle, attrice divorziata di origine afroamericana. Una favola in piena regola, dunque, che ha  provocato un ulteriore stravolgimento delle rigide regole della corte di san Giacomo, che ha incuriosito e anche fatto sognare l’opinione pubblica, esattamente come era avvenuto nel 2011 per Will e Kate. Nel 2004 anche Felipe di Spagna ha sorpreso tutti sposando la giornalista, divorziata, Letizia Ortiz, Haakon di Norvegia ha scelto come consorte Mette-Marit, donna dal passato “tormentato” mentre Victoria di Svezia ha sposato Daniel Westling, il suo personal trainer.

Cosa c’è dietro queste favole moderne? È tutto oro quel che luccica? Come sono nate le storie d’amore dei reali più noti della storia? Cinzia Giorgio risponde nel suo libro, Amori reali,  a questi quesiti, regalandoci interessanti aneddoti, curiosità e retroscena su queste relazioni.

Il testo non si occupa solo dell’epoca contemporanea e di nazioni europee, ma spazia sia dal punto di vista geografico che storico. Leggiamo di Giulio Cesare e Cleopatra, di Francesco Giuseppe ed Elisabetta d’Austria, dello Scià di Persia e di Soraya e di molte altre coppie. Questo testo, estremamente coinvolgente e intrigante, attento non solo al mero “gossip”, ma anche alla Storia e alla cultura delle nazioni dei protagonisti è perfetto per il periodo festivo e piacerà sia a chi, come me segue le vicende di principi e principesse, ma anche a chi semplicemente, vuole ritagliarsi delle ore di relax ed evasione in compagnia di un testo pregevole o desidera leggere qualcosa di stuzzicante e appassionante.

“Romantic Italia. Di cosa parliamo quando cantiamo d’amore” di Giulia Cavaliere (Minimum Fax, 2018)

Una particolarissima playlist di canzoni d’amore, da gustare pagina dopo pagina, ma anche un  appassionante viaggio nella storia della musica italiana nonché un concentrato di critica musicale fatta con estrema competenza e di passione: questo è “Romantic Italia”.

Gli ottanta brani citati da Giulia Cavaliere hanno, a suo parere, rivoluzionato il modo di “cantare d’amore” e ciò viene dimostrato attraverso analisi puntuali e dettagliate dei pezzi dalle quali emerge  un notevole interesse per i testi e per il linguaggio utilizzato (le esegesi sono particolarmente pregevoli), per il contesto in cui sono nati e per la loro portata espressiva.

Sfilano in serie i nomi degli interpreti e dei cantautori nostrani più importanti come Battisti, Venditti, Fossati, De Gregori, Paoli, Ciampi (ne cito solo alcuni), per arrivare agli attualissimi Dente, Thegiornalisti e Liberato, che trattano il tema dell’amore offrendo un punto di vista sempre diverso. Che si tratti di puro romanticismo, di delusione sentimentale o di carnalità e trasgressione, nessuna sfaccettatura del sentimento più complesso che ci sia è trascurata nella selezione delle canzoni operata dall’autrice.

Accurato, ricco di informazioni e curiosità, scritto in modo magistrale, questo libro non ha nulla di didascalico o di eccessivamente tecnico, ma insegna tantissimo e induce anche a fare ulteriori ricerche per approfondire la tematica trattata.

Da ogni riga di “Romantic Italia” traspare in modo efficace quanto la musica sia qualcosa di tutt’altro che semplice e banale (è figlia non solo di una storia personale che porta a comporre qualcosa, ma anche dei mutamenti sociali e storici, come ho già avuto modo di evidenziare, ed è frutto di una ricerca formale e interiore senza la quale sarebbe priva di valore) e quanto essa, come la stessa autrice sostiene, entri nella vita di ognuno con leggerezza, ma anche in profondità.

Regalatevi, dunque, questo volume di notevole valore e anche piacevole da leggere (non ha uno stile pesante ed è molto scorrevole) o regalatelo ai musicofili di vostra conoscenza.

“Un bosco di pecore e acciaio” di Miyashita Natsu (Mondadori, 2017)

31351363_10217033389416748_3103199147935662080_nTomura ha 17 anni quando scopre la sua “vocazione”: far fluire al meglio il magico suono del pianoforte diventando un accordatore.
Il ragazzo è dotato di una spiccata sensibilità, ma anche di una granitica convinzione nella sua passione, che poi diventerà un lavoro.
Con pazienza e dedizione accompagnerà Itadori, per lui un mentore e un maestro, imparerà ad affinare le sue qualità, mostrando un’anima pura, pronta a cogliere la perfetta armonia della musica messa spesso a confronto con quella della natura e riuscirà a crescere dal punto di vista umano, aiutando anche, inconsapevolmente, due giovani clienti del negozio in cui lavora a trovare la loro strada.
La delicatezza e la poesia di questo romanzo sono una vera carezza per l’animo del lettore, come un sussurro che si leva contro le urla che troppo spesso si ascoltano nell’arte e nella realtà.
“Uno stile di una limpidità luminosa e quieta, carico di nostalgia, uno stile che paia dolce, fino a un certo punto, ma sia invece pieno di severità e profondità; uno stile bello come il sogno, ma certo come la realtà”. Queste parole citate nel romanzo e prese in prestito da Hara Tamiki, sintetizzano in modo egregio lo stile dell’autrice, ma in fondo anche lo spirito di tutto il libro che fa fluttuare chi lo legge trasportandolo in un mondo etereo, ricco di suggestioni e che, come un’incantevole melodia, tocca le corde del cuore.
La levità di “Un bosco di pecore e acciaio” nulla toglie però all’intensità con cui vengono affrontati temi come il talento, il contatto con i propri sentimenti, la perseveranza con cui si insegue un obiettivo e la capacità di migliorarsi con umiltà.
Tamura ci dice di guardare più in profondità nelle piccole cose che ci stanno intorno, di cercare la bellezza e la bontà, con attenzione e rispetto, perché in un paesaggio di montagna, nelle note di una sonata o nella scintilla rintracciabile neglio occhi di chi realizza il suo sogno si nascondono grazia e meraviglia.

“Gli anni del nostro incanto” di Giuseppe Lupo (Marsilio Editori, 2017)

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Incanto è il termine che illumina il titolo di questo romanzo e sa di dolcezza, di magia, di occhi strabuzzati per la meraviglia su un mondo colorato e positivo.

Proprio con incanto Louis vive la sua vita: non esita a lasciare la sua famiglia e una strada già tracciata per essere protagonista degli anni del boom economico nella grande e promettente Milano, è affascinato da tutto ciò che è nuovo, in particolare dal viaggio sulla Luna che proprio in quegli anni diventava realtà.

Milano dona a questo sognatore anche l’amore, una “Regina” che è la sua controparte perfetta: concreta e pratica, diversa da lui eppure pronta a difenderlo e ad assecondarlo.

Regina si divide tra il lavoro di parrucchiera e quello di moglie e madre e odia essere fotografata come se la fotografia potesse catturare qualcosa che invece deve restare nel segreto dell’anima. Paradossalmente sarà proprio uno scatto a scatenare nel suo animo una sorta di terremoto, tanto forte da provocarle un’amnesia. Vittoria, sua figlia, che con dedizione, dolore, ma anche nostalgia, proverà a riannodare i fili dei ricordi e a raccontare la storia della sua famiglia in un freddo ospedale, mentre fuori regna l’euforia per i Mondiali del 1982.

Sia il peso che la soavità dei ricordi si avvertono con forza mentre Vittoria parla a Regina, cercando di suscitare in lei una reazione.

Il suo racconto è vibrante, palpitante di emozioni e reso ancor più suggestivo e nitido dall’aggiunta di piccoli particolari come canzoni, eventi sportivi o televisivi degli anni in cui è ambientato il libro, cosa che  contribuisce a vivificare il romanzo oltre ad aiutare nella composizione di un quadro storico molto preciso.

Il tema della memoria è declinato in modi diversi (la memoria privata si intreccia con quella pubblica), ma anche parallelamente al soggetto dell’emigrazione, trattato in modo marginale, ma senza sminuire la sua importanza e da un’angolazione sicuramente diversa dal solito.

Louis lascia sì la sua terra natia, ma senza rimpianto, tagliando in qualche modo le sue radici per costruirne di nuove, per essere pienamente se stesso e cercare nuove possibilità, guardando sempre al futuro, mai al passato. Il contrasto tra vecchio e nuovo, tradizione e modernità si percepisce nel rapporto sofferto col padre che invece avrebbe voluto dargli in eredità la sua attività di calzolaio.

Una scrittura delicata, intensa ed empatica ha reso il testo estremamente appassionante e coinvolgete.

Le pagine, leggendo, scivolavano via come fondo in fondo scivolano via i nostri anni, velocemente, ma lasciando il segno.

“Victoria” di Daisy Goodwin (Sonzogno, 2017)

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Rapita dalla fiction dedicata alla gloriosa regina Victoria recentemente andata in onda su Canale 5  ho deciso di leggere il romanzo che si può considerare “parallelo” alla sceneggiatura della fiction.

La prima cosa che balza agli occhi è la profonda consonanza con la trasposizione televisiva. Quasi sempre il confronto tra libro e film/fiction lascia l’amaro in bocca perché sono trascurati alcuni elementi o altri vengono modificati e quasi mai nel modo migliore.

In questo caso non ci sono stati grandi stravolgimenti, i personaggi sono ovviamente raccontati in modo più approfondito e compiuto dalla scrittrice (nella fiction viene forse dato più spazio alle storie della servitù rispeto al romanzo in cui l’aspetto psicologico però ha più rilevanza), ma in definitiva ciò che si vede è la quasi perfetta proiezione di ciò che si trova nelle pagine del testo. Mentre scorrevo le pagine mi sembrava di avere davanti agli occhi i protagonisti (gli attori sono perfetti nel loto ruolo) e le scene della serie.

Volendo parlare del romanzo in sé,  la giovane sovrana Alexandrina Victoria, chiamata a governare la Gran Bretagna a soli 18 anni, con le contraddizioni caratteriali dovute all’età, la sua voglia di indipendenza ed autoaffermazione domina il racconto, ma ci sono molte figure tratteggiate egregiamente come l’affascinante e arguto Lord Melbourne, il serio e romantico Albert, futuro marito della monarca o la regina madre, fragile ed insicura che è sempre stata iperprotettiva con sua figlia pregiudicando il rapporto con lei, anche per il suo sentimento nei confronti di  Sir John Conroy che ha sempre voluto controllare Victoria, l’ha sempre denigrata senza che la duchessa di Kent opponesse resistenza.

Una descrizione attenta e accattivante delle dinamiche di corte rende la lettura ancor più interessante e le conferisce quel pizzico di pepe che serve la vivacizza.

Daisy Goodwin ci offe dunque una lettura pregevole e godibilissima che accontenterà chi ama il romanzo storico, chi è affascinato dalla storia britannica, chi è curioso di scoprire l’età Vittoriana e chi è affascinato dalle vicende delle teste coronate e della nobiltà e anche chi ama le storie d’amore d’altri tempi.

“Ritratto di dama” di Giorgia Penzo (CartaCanta Editore, 2017)

WhatsApp Image 2018-01-05 at 19.11.48In una fulgente Parigi il giovane artista Guillaume insegue il suo amore impossibile, ma eccezionalmente reale per la donna dipinta nel quadro “Ritratto di dama” di Leonardo Da Vinci.

Per alcuni è solo una fissazione, quasi follia, ma lui crede ciecamente in questo sentimento che forse non resterà solo una chimera, complice un 10 agosto speciale e un’alba come quelle che solo “la ville lumière” sa regalare, in cui possono succedere le cose più belle proprio come dice Laverne, la simpatica zitella padrona di casa di Guillaume.

Il tempo, le distanze e anche la morte probabilmente saranno sconfitte dalla caparbietà, dalla costanza e dalla purezza di un attaccamento sincero dando vita a ciò che sembrava non averne.

È una sorta di sogno ad occhi aperti questo romanzo, una favola moderna, ma dal sapore antico e dall’atmosfera rarefatta e affascinante.

Ammaliante come la giovane dama protagonista, la narrazione trascina il lettore in vortice irresistibile di arte, romanticismo e mistero e la cornice perfetta per questo racconto è proprio la capitale della Francia, col suo charme senza tempo, l’incanto dei suoi luoghi più riconoscibili e il peso della sua storia.

Scorrendo le pagine sembra di vedere, anzi di assaporare lentamente i fotogrammi di un film.

Pathos, abilità nel comporre la storia e personaggi che di certo catturano l’attenzione perché originali pur risultando in familiari sono alcuni degli ingredienti presenti nel romanzo firmato da Giorgia Penzo che vi consiglio caldamente.

Se siete nostalgici, sognatori o amanti di storie insolite non potete di certo perdere questa pubblicazione che, devo ammettere, ho acquistato di getto perché conquistata immediatamente dalla trama e che non mi ha affatto deluso.

“Van Helsing – Una questione di famiglia” di Gianmario Mattei (Edizioni 2000diciassette)

Copertina

Saluto il 2017 con la recensione di un libro molto particolare, consigliatomi dalla bravissima book blogger Rosa (vi invito a seguire il suo blog La Fenice Magazine): “Van Helsing – Una questione di famiglia” che, come si può intuire, ci riporta all’epica lotta tra Van Helsing e Dracula, il “principe” dei vampiri. L’autore non riscrive le vicende che già conosciamo, ma propone una sorta di prequel che ha come protagonista Boudjiewin l’antenato di Abraham Van Helsing storico antagonista di Dracula, il quale lascia una sorta di diario ai posteri in cui racconta le dolorose vicissitudini della sua famiglia, il modo in cui è venuto a contatto con queste orrende creature e la sua battaglia per sconfiggerle.

Ci vengono presentate la sua volontà di ricercare il bene e la verità e anche la curiosità che lo porta ad indagare e a ricercare ciò che non sempre si può capire.

L’approfondimento della psicologia del protagonista, la rilevanza data ai moti del suo animo, alle sue “emozioni” mi hanno colpita e mi hanno fatto apprezzar questo romanzo insieme all’evidente lavoro di ricerca che ho riscontato. Mattei, infatti, ha cercato di essere accurato nella scrittura, di trovare il registro linguistico giusto, la “cifra” giusta, la giusta aderenza al genere gotico senza però eccedere, ponendo l’accento sui dettagli, sulla costruzione di un testo appassionante non tanto perché tratta di esseri eccezionali e fantasiosi, ma perché si concentra sull’uomo e sulla sua intricata esistenza. Anche il contesto storico in cui è ambientato il romanzo è ben ricostruito per cui chi ama essere catapultato in epoche diverse

Un libro, dunque, riuscito e che ha incuriosito e coinvolto anche me che non un’appassionata dei racconti dell’orrore o di storie di vampiri.

Consigliandovi il libro di Gianmario Mattei vi auguro un felice 2018 ricco di ottime letture, ma soprattutto di serenità e positività.

“La rilegatrice di storie perdute” di Cristina Carboni (Garzanti Libri, 2017)

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Ci sono opere in cui ti riconosci, in cui sono riflessi il tuo gusto e la tua sensibilità e in effetti, dopo aver letto La rilegatrice di storie perdute ho pensato che se avessi scritto un romanzo sarebbe stato molto simile a questo.

Sofia, bibliotecaria e appassionata di legatoria, in cerca della sua indipendenza dopo essersi annullata per un uomo accentratore e poco attento a lei, “incontra” Clarice von Harmel, vissuta nell’Ottocento, leggendo una lettera nascosta in un prezioso volume dello scrittore romantico Christian Fohr. Questo interessante documento, solo una delle tracce disseminate da Clarice che raccontandosi vuole far sentire la sua voce, la porterà a voler sapere di più di quella donna fuggita da un marito violento e diventata poi ciò che aveva sempre desiderato: una rilegatrice.

Aiutata del grafologo Tomaso, Sofia ricostruirà la sua vita attraverso un’avventurosa ricerca, quasi un’indagine, ricca di suspense che le regalerà una nuove consapevolezze, un’intraprendenza inaspettata e la libertà emotiva e mentale tanto agognata.

Le due protagoniste sono tratteggiate in modo egregio: si “simpatizza” subito con loro e ci si immerge completamente nel loro vissuto, ci si immedesima nel loro desiderio di realizzazione personale e di autonomia, nella volontà ferrea di perseguire i propri obiettivi anche a costo di sacrifici.

Presente e passato si intrecciano alla perfezione in un’insieme armonico e ben costruito. Tra l’altro un’anima rétro come la mia non poteva che essere felice di essere catapultata in un’epoca meravigliosa come il XIX secolo e di ritrovarsi in un’aristocratica Vienna o in una Roma vivace e pullulante di attività culturali.

I libri sono il motore della storia: sono la grande passione delle nostre due signore, sono oggetti preziosi da curare e custodire soprattutto per ciò che contengono al loro interno: ideali, parole di speranza, di conforto, spunti di riflessione. Come dice Flaiano e come ribadisce, nel testo, il libraio Andrea: “Un libro sogna. Il libro è l’unico oggetto inanimato che possa avere sogni”. Grazie al libro giusto al momento giusto Sofia trova uno spirito affine che a sua a volta da un libro ha tratto il coraggio per riprendere in mano la propria esistenza.

Una trama intrigante sviluppata in modo curato e preciso, i temi di sicuro impatto, i personaggi ben caratterizzati, rendono l’opera della Carboni godibilissima e perfetta per prendersi del tempo per rilassarsi  perdendosi in una piacevole (doppia) storia, magari proprio in una fredda serata autunnale sorseggiando una cioccolata calda o, nel mio caso, un buon caffè.

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