Un esordio letterario straordinario: non potrei definire diversamente il primo romanzo di Ermal Meta, “Domani e per sempre” (il titolo, meraviglioso, rappresenta una promessa di rinascita). L’opera narra le vicende di Kajan, le sue tante vite, le “sue discese ardite e le sue risalite”, a partire dall’infanzia trascorsa in campagna con nonno Betim ‒ siamo nell’Albania occupata dai Tedeschi ‒ fino all’avvento del regime comunista e alla sua caduta.

In effetti, una delle coprotagoniste di quest’opera è proprio la Storia, che assume il ruolo di “grande burattinaio” che muove i fili del destino del nostro protagonista, di un popolo intero, quello albanese, e di tanti altri uomini che sono costretti ad attraversarla e a schierarsi dalla parte del bene o del male. Purtroppo sembra che soprattutto i potenti non abbiano imparato molto dal passato, come dimostrano i fatti di più stretta attualità. Non si può non andare col pensiero a ciò che sta accadendo in Ucraina, in alcune circostanze. Per questo motivo il testo diventa ancora più prezioso e importante.

La vita del giovane professore di pianoforte, che si fa vera e propria epopea, permette all’autore di fare luce su eventi che forse non tutti conoscono, ma anche di raggiungere l’anima del lettore arrivando ai punti nevralgici dell’esistenza di ognuno: i concetti di giusto e sbagliato e di quanto sia labile, a volte, il loro confine, ad esempio. Si mettono in luce rapporti familiari così fondamentali e complessi e si parla di l’identità, quella data dalle proprie radici e quella acquisita con lo scorrere del tempo, quella che a volte bisogna “adattare” ai cambiamenti esterni per sopravvivere. Infine, uno spazio importante è occupato dall’amore, forza dirompente e vivificante, che addolcisce o fa soffrire.

Componente fondamentale del libro, poi, è la musica. La musica è nei libri, sostiene Ermal, ed in effetti questo testo è intriso di musica. Essa è estensione del pensiero e dei sentimenti di Kajan, collante delle relazioni umane intessute nel racconto ‒ commovente è il fatto che sia Cornelius, un soldato tedesco che diserta e viene protetto da Betim, a dare lezioni di piano al piccolo e fargli amare questo strumento. Essa è inoltre rifugio, sfogo, passione e dono prezioso. Ci sono le canzoni del cantautore, che in modo discreto, a volte, fanno capolino.

C’è musica però anche nel ritmo narrativo che ha dei tempi perfetti, con le giuste accelerazioni e le pause necessarie per approfondire adeguatamente, al momento opportuno.

Il risultato è un’opera scorrevole, trascinante al punto di non volerla abbandonare. Si va avanti, in effetti, fino a quando non tutti i suoi pezzi non sono al loro posto. “Domani e per sempre” è anche solido, articolato, accessibile e con tante sfumature. Il buio e la durezza del dolore, la tenerezza, la rabbia e la speranza sono i colori contrastanti con i quali è dipinto questo affascinante affresco umano e storico.

A mio parere, quando, dopo aver letto le prime pagine di un libro, si ha l’impressione di tornare in un ambiente conosciuto e accogliente, chi lo ha scritto ha colpito nel segno ed Ermal lo ha sicuramente fatto, perché le pagine che ci offre sono avvincenti e avvolgenti, quasi ipnotiche. L’autore cerca di farci entrare, a mio avviso, in punta di piedi nel racconto, con una delicatezza estrema nonostante le tematiche trattate, quasi come se avesse pudore, ma questo non impedisce di immedesimarci e di entrarci totalmente.

Kajan diventa quasi presente in carne ed ossa, con la sua sensibilità, la sua curiosità e la sua maestria professionale, così come Betim con la sua dolcezza e la sua saggezza, Elizabeta che incarna l’innocenza del primo amore o Selie (la mamma di Kajan) con la sua assoluta rigidità e intransigenza.

L’abilità di Ermal, nel tradurre i concetti in immagini puntuali, originali e dal forte impatto emotivo, si conferma anche in una diversa forma di composizione artistica. Mi ha sempre affascinato il suo modo di descrivere e definire le cose, e con le sue parole, ancora una volta, colpisce, fa riflettere, fa sorridere, piangere; illumina con grazia e potenza rare. Questo libro è un pugno ed una carezza al tempo stesso,  il frutto di un lavoro di ricerca poderoso che aiuta a contestualizzare in modo preciso i fatti.

Le parole hanno un peso, possono essere macigni, piume, fonte di meraviglia e il cantautore le sa utilizzare magistralmente.

Tante sono le frasi che ho sottolineato e che conserverò nei cassetti della memoria, ma vorrei chiudere questa recensione, in cui non ho messo tutto il cuore e non solo “un pezzo”, con l’esempio più lampante di quanto la penna di Ermal tracci percorsi che conducono in un solo luogo, ossia ad un’incomparabile bellezza.

“Quello che ci accomuna è il respiro. Tutti respiriamo per vivere. Ma c’è un momento in cui anche il respiro è in pausa, in cui rimane in silenzio. Quella frazione di secondo fra l’inspirazione e l’espirazione in cui i polmoni si fermano, ma noi continuiamo a vivere. Mezzo secondo di niente, in cui tuttavia continuiamo a esistere. Sei secondi al minuto in cui l’aria non entra né esce, centoquaranta minuti in ventiquattro ore, trentasei giorni in un anno, sei anni in settant’anni in cui il tempo si ferma nei nostri polmoni. Sembra tanto, ma non ce ne accorgiamo, e mentre danziamo con la morte sorridiamo alla vita, un respiro dopo l’altro, una nota dopo l’altra, un silenzio dopo l’altro”.