Un libro e un caffè

"Leggere è sognare per mano altrui". Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine.

Mese: luglio 2018

Buon duecentesimo compleanno Emily Jane Brontë!

Ho pensato a lungo ad un mondo originale e non banale per ricordare Emily Brontë nel giorno del bicentenario della sua nascita e mentre riflettevo mi sono venuti in mente i versi di una splendida canzone, che a mio parere la descrivono perfettamente: “così sfuggente e libera”. Sfuggente a qualsiasi tentativo di definizione (la sua opera è qualcosa di assolutamente estroso ed innovativo non ingabbiabile in canoni letterari), sfuggente per la sua anima ritrosa e libera per una forza creativa che non conosce limiti e non bada alle convenzioni. Quest’autrice è sempre stata, per me, la personificazione del potere dell’immaginazione che permette di spezzare le catene anche della più triste realtà e di superare i confini geografici e mentali. Quando da bambina l’ho “incontrata” per la prima volta, in un’assolata giornata estiva, grazie ad un bibliotecario appassionato che mi ha messo tra le mani Cime tempestose, sono stata immediatamente abbagliata dal suo talento straordinario, dalla stupefacente carica emotiva ed evocativa della narrazione, pienamente visibile anche nelle sue poesie che ho scoperto successivamente e che costiuiscono  un universo artistico di incommensurabile valore.

Proprio ad una delle  poesie più famose della scrittrice inglese, dedicata al “dio delle visioni”, a ciò che l’ha resa immortale, lascio il compito di rappresentare tutta la sua opera che ancora oggi non smette di emozionare e di conquistare innumerevoli lettori.

Buon duecentesimo compleanno Emily Jane!

 

 

ALL’IMMAGINAZIONE (Traduzione di Anna Luisa Zazo)

 

Quando, stanca degli affanni del giorno,

del terreno trascorrere di pena in pena,

perduta, prossima a disperare,

torna dolce a chiamarmi la tua voce;

non sono più sola, fedele amica,

se tu ancora puoi parlarmi così!

 

Non ho speranze nel mondo di fuori;

due volte mi è caro il mondo che è in me;

dove astuzia, odio e dubbio,

e freddi sospetti non hanno dimora;

il tuo mondo in cui tu e io e la libertà,

godiamo di sovranità indiscussa.

Che importa se mi circondano

tenebre, pericolo e colpa:

nel rifugio del nostro cuore

serbiamo limpido un cielo di luce,

caldo dei mille e mille raggi

di soli che non conoscono l’inverno.

 

La ragione, è vero, spesso lamenta la triste realtà della natura,

e al cuore dolente ripete che vani

saranno sempre i suoi sogni più cari;

e la verità può calpestare rudemente

i fiori nuovi della fantasia:

 

Ma tu, sempre presente accanto a me,

mi riconduci l’errabonda visione,

e dalla spenta stagione infondi nuova gloria,

e dalla morte trai vita più dolce,

e sussurri con voce divina,

di mondi reali, splendenti come il tuo.

Non do fede alla tua gioia fantasma,

pure, nella quieta dell’ora notturna,

il cuore colmo di gratitudine nuova,

accolgo te, forza benigna;

conforto certo delle umane cure,

più dolce speranza, se la speranza dispera.

 

23 settembre 1884

Se vedo te di Arisa (Warner Music Italy, 2014)

Per la “rubrica” Intermezzi musicali ho deciso di “ripescare” un album, a mio parere, ingiustamente sottovalutato di Arisa, “ Se vedo te”, del 2014, che merita invece maggiore considerazione.

L’artista lucana vince  Sanremo proprio nel 2014 con “Controvento”, orecchiabile, pop, diffusamente cantata e apprezzata dal pubblico.

Al Festival, però, ha presentato anche un altro brano, inserito ovviamente nel disco, che ne rappresenta bene l’essenza. Lentamente (il primo che passa) è un brano estremamente raffinato sia per quel che concerne la musica sia per quel che riguarda le parole, un bolero (come dicono  tecnici) a primo impatto forse ostico e con una prima parte piuttosto “chiusa”, ma che poi si apre con grazia, diventando ariosa e leggera.

Mi pare che questo album sia riassunto qui. Esso si caratterizza infatti per una forte espressività, testi che vogliono smarcarsi dalla banalità, anche a costo di mancare di immediatezza,  ricercatezza nei suoni e una voce cristallina, potente ma soave al tempo stesso; angelica, ma graffiante in alcuni momenti come in “Quante parole che non dici”. Il ritornello di questa canzone (“Quante parole che non dici o vorresti gridare. Col tempo vedrai, esploderanno tutte nello stesso momento, tutte fino a farti sentire meglio”) è un misto di rabbia, di desiderio di liberarsi finalmente del fardello di quelle parole che pesano, ma sono necessarie e di senso di liberazione.

A dare il titolo al disco è “Se vedo te”, scritta da Cristina Donà e Saveiro Lanza, un’altra piccola gemma per la sua eleganza e per la sua originalità. Ascoltandola penso ad un oggetto di cristallo, delicato, spigoloso, trasparente in cui il suono si rifrange, si libra e poi ritorna.  Particolarmente riuscito e coinvolgente è il ritornello: “Faccio spazio dentro agli occhi perché tu li riempi. Faccio strada nei miei occhi perché tu li attraversi”

Una menzione speciale va al brano “Sinceramente”, composto da Dente il cui tema è un rapporto che si spegne lentamente e in cui si avvertono molto intensamente una sorta di dolore sommesso che diventa quasi rassegnazione, un senso di impotenza per il verso che questa relazione ha preso.  Un vena di malinconia si fa largo nel canto insieme ad un senso di vulnerabilità estremamente vero.

“Cuore che non vede dà peso alle parole cuore che non vede che si spengono le cose. Cadono i vestiti, piangono i poeti, cambio le lenzuola che fioriscono i pensieri”.

“Dimmi se adesso mi vedi” è il brano più struggente, cupo e dolente del disco, impossibile non esserne colpiti e non commuoversi dopo averlo ascoltato. “Raccolgo il vento e il mare è andato via
e resta solo il sale su di me”.  Quanto è evocativa l’immagina di questa donna che sulla riva del mare, reale o metaforico, cerca di risanare le ferite provocate da mal d’amore.

Ai pezzi sopracitati vanno aggiunti la dolcissima “La cosa più importante”, l’intensa “Dici che non mi trovi mai”, la sognante “Stai bene su di me” e l’estrosa “L’ultima volta”.

Chiudo con la nota più frizzante del disco, che ho amato sin dal primo ascolto. In “Chissà cosa diresti” con estrema ironia si riflette su un passato sentimentale che provoca rimpianto, ma ricordato con una certa levità, il tutto impreziosito dall’interpretazione fenomenale della cantante di Pignola.

Se vi ho incuriosito un po’ correte subito ad ascoltare questo pregevolissimo lavoro che rappresenta un tassello davvero della carriera di Arisa.

“A casa di Jane Austen” di Lucy Worsley (Neri Pozza, 2018)

“Non è una zitella sognatrice in cerca di un modo per impiegare il suo tempo, ma una donna coraggiosa, dotata di acume e talento che ha deciso di raccontare la società in cui viveva e di far sentire la sua voce nella maniera a lei più congeniale, usando la sua penna sferzante. Una voce che non ha smesso di risuonare e che ancora oggi conserva il suo fascino”.

Con queste parole ho deciso, qualche anno, fa di ricordare Jane Austen in occasione del suo compleanno e sono ancora più convinta di quanto ho affermato dopo aver letto quest’interessantissima biografia di Lucy Worsely, che si sviluppa a partire da uno straordinario tour nelle case in cui la scrittrice di Steventon ha abitato. Un viaggio emozionante, ricco di dettagli non solo sulle dimore in questione, ma anche sulla Austen stessa ritratta a tutto tondo come scrittrice, donna, figlia, sorella, zia .

Nel testo vengono descritte le abitazioni, ma anche scandagliati i rapporti intrattenuti con la sua casa metaforica, la sua famiglia e forniti dettagli sul contesto sociale e storico  in cui la “zia Jane” si è formata come persona e come romanziera.

È un testo completo, dunque, che potrà soddisfare innumerevoli curiosità grazia alla sua dovizia di particolari ma ha una narrazione dal tocco profondamente umano come dimostrano alcune vivide, semplici ed emozionanti “fotografie” dell’autrice.

“Intelligente, gentile, spiritosa, ma anche insofferente nei confronti delle restrizioni che la società le impone e sempre in cerca di nuovi modi per essere libera e creativa”.

Penso che non ci sia descrizione più calzante per questa signora della letteratura. La sua delicatezza e la sua vivacità emergono anche in quest’altra breve incursione nel suo privato che proviene dalla voce diretta, per così dire, dalle nipote Marianne e che aiuta anche a far luce sul modo in cui i suoi capolavori sono nati:

“Lavorava [cuciva ] davanti al fuoco in biblioteca, restando in silenzio a lungo, poi scoppiava a ridere di colpo, balzava in piedi e si precipitava e si precipitava all’altro capo della stanza, a un tavolo sul quale erano posati carta e penne, scriveva qualcosa e tornava davanti al fuoco,dove riprendeva a cucire”.

Uno dei momenti più intensi e anche commovente del libro però, a mio pare è rappresentato dalle seguenti righe:

“Prendeva i rimpianti e l’amarezza e li trasformava in ironia e arte. Usava queste armi efficaci per far saltare la serratura che teneva le figlie prigioniere nelle case dei familiare. Avrebbe imparato a mostrare quanto sgradevole e ingiusta poteva essere questa situazione”.

In questo passo sono riassunte la tenacia e la capacità di non rassegnarsi di una ragazza che era pur sempre prigioniera delle convenzioni e che cercava di trovare la propria autonomia oltre che il modo in cui lei ha utilizzato le armi dell’intelligenza e della parola non solo per alimentare un processo creativo fine a se stesso ma per dar vita a qualcosa che, seppure in modo apparentemente leggero, portasse alla luce alcune problematiche, vissute da lei in prima persona.

In effetti, ad esempio, il tema della “sistemazione” della donna, del riuscire a trovare una casa confortevole attraverso il matrimonio, presente nei romanzi della Austen non è un problema secondario (lei e sua sorella, dopo la morte del padre, non essendo sposate,  lo hanno dovuto affrontare) e la foga di Mrs. Bennet nel trovare un marito alle sue figlie perché nessuna di esse erediterà Longbourn  è una dimostrazione lampante di quanto fosse preoccupante il non avere la stabilità conferita dal possesso di un proprio “nido” domestico.

Jane stessa ha volutamente rinunciato a questa stabilità per mantenere la sua indipendenza, per non accontentarsi, per rimanere libera, pagando ovviamente, però, il prezzo delle sue scelte.

Questo libro è,a mio parere, un grande modo per renderle omaggio, per mostrarne la grandezza e lo spessore, ma anche per informarsi in modo approfondito e non approssimativo.

Da Janeite incallita, dunque, non posso che consigliare di visionarlo e caldeggiarne la lettura.

 

Presentazione del libro ” E con essi chiusa in una stanza” di Pina Palermo

Sono felicissima di annunciare la presentazione di un bellissimo romanzo: “E con essi chiusa in una stanza” di Pina Palermo. Appuntamento il 1° agosto nel mio meraviglioso paese!

 

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