Un libro e un caffè

"Leggere è sognare per mano altrui". Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine.

Categoria: Accettura e dintorni

“E con essi chiusa in una stanza” di Pina Palermo (Pioda Imaging Edizioni, 2017)

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“Voci di radici, di nebbia e di pioppi
Voci nella testa, voci contro il tempo
Che riempiono la vita restando nel silenzio
Voci che non sento più
Voci che sai solo tu
Manca la tua voce, sai”

 

All’improvviso, mentre ero immersa nella lettura, i versi di questa canzone di Zucchero sono affiorati alla mia mente e ho avuto l’impressione che racchiudessero l’essenza del romanzo di Pina Palermo, “E con essi chiusa in una stanza”: la narrazione si nutre delle voci che incessantemente “parlano” all’autrice rievocando le loro storie, e di radici, solide nonostante il vento della vita possa portare lontano dai luoghi di origine e dalle persone care, la cui voce però non svanisce mai a dispetto del tempo, della lontananza e della nostalgia.

Questo che definirei un viaggio del cuore parte da Roma grazie ai ricordi di Flaminia che riemergono “a causa” delle domande di un nipote davvero speciale e ci conduce ad Accettura, luogo fisico (ne percorriamo le strade, ne apprendiamo le tradizioni e le usanze) ma anche e forse soprattutto luogo dell’anima.

In via Lungo Calvario che diventa quasi metafora delle peripezie di un’intera esistenza conosciamo gli antenati di Flaminia tra cui spiccano la dolce Rachele e il marito Nicola, leggendaria nonna e Letizia e la sua degna, coraggiosa nonché omonima erede, ma anche l’inquieta e talentuosa Gaia, artista, cugina e fida compagna di Flaminia, almeno fino a quando non deciderà di recidere le sue radici per spiccare il volo verso lidi lontani.

Questi ed altri personaggi, perfettamente costruiti e vividi, risultano familiari e riescono a colpire profondamente, in alcuni momenti anche a commuovere.

Si avvertono palesemente, in ogni pagina, la verità e il coinvolgimento emotivo di chi ha concepito questo libro, che scorre veloce, ma riesce a trasportare perfettamente nella stessa dimensione onirica che ne è cifra stilistica costitutiva. In effetti, come ho già avuto modo di dire all’inizio, il tempo è fluido, dilatato e non ha più confini netti così come lo spazio che diventa sempre pretesto di evocazione, perde quasi un po’ della sua concretezza.

L’uso di un linguaggio ricercato e raffinato di certo aiuta a creare l’atmosfera ovattata che si avverte leggendo.

Chi ama Accettura amerà di sicuro questo libro, ma anche chi ama l’affabulazione o il sapore un po’ antico delle storie tramandate di generazione i generazione, chi sente il richiamo del passato, chi ama ascoltare  quelle voci interiori che sono parte di sé lo apprezzerà di certo.

“Gli anni del nostro incanto” di Giuseppe Lupo (Marsilio Editori, 2017)

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Incanto è il termine che illumina il titolo di questo romanzo e sa di dolcezza, di magia, di occhi strabuzzati per la meraviglia su un mondo colorato e positivo.

Proprio con incanto Louis vive la sua vita: non esita a lasciare la sua famiglia e una strada già tracciata per essere protagonista degli anni del boom economico nella grande e promettente Milano, è affascinato da tutto ciò che è nuovo, in particolare dal viaggio sulla Luna che proprio in quegli anni diventava realtà.

Milano dona a questo sognatore anche l’amore, una “Regina” che è la sua controparte perfetta: concreta e pratica, diversa da lui eppure pronta a difenderlo e ad assecondarlo.

Regina si divide tra il lavoro di parrucchiera e quello di moglie e madre e odia essere fotografata come se la fotografia potesse catturare qualcosa che invece deve restare nel segreto dell’anima. Paradossalmente sarà proprio uno scatto a scatenare nel suo animo una sorta di terremoto, tanto forte da provocarle un’amnesia. Vittoria, sua figlia, che con dedizione, dolore, ma anche nostalgia, proverà a riannodare i fili dei ricordi e a raccontare la storia della sua famiglia in un freddo ospedale, mentre fuori regna l’euforia per i Mondiali del 1982.

Sia il peso che la soavità dei ricordi si avvertono con forza mentre Vittoria parla a Regina, cercando di suscitare in lei una reazione.

Il suo racconto è vibrante, palpitante di emozioni e reso ancor più suggestivo e nitido dall’aggiunta di piccoli particolari come canzoni, eventi sportivi o televisivi degli anni in cui è ambientato il libro, cosa che  contribuisce a vivificare il romanzo oltre ad aiutare nella composizione di un quadro storico molto preciso.

Il tema della memoria è declinato in modi diversi (la memoria privata si intreccia con quella pubblica), ma anche parallelamente al soggetto dell’emigrazione, trattato in modo marginale, ma senza sminuire la sua importanza e da un’angolazione sicuramente diversa dal solito.

Louis lascia sì la sua terra natia, ma senza rimpianto, tagliando in qualche modo le sue radici per costruirne di nuove, per essere pienamente se stesso e cercare nuove possibilità, guardando sempre al futuro, mai al passato. Il contrasto tra vecchio e nuovo, tradizione e modernità si percepisce nel rapporto sofferto col padre che invece avrebbe voluto dargli in eredità la sua attività di calzolaio.

Una scrittura delicata, intensa ed empatica hanno reso il testo estremamente appassionante e coinvolgete.

Le pagine, leggendo, scivolavano via come fondo in fondo scivolano via i nostri anni, velocemente, ma lasciando il segno.

Presentazione del libro “Le ombre del passato” di Domenico Lauria (Paolo Laurita Editore, 2012)

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Nella suggestiva location del Museo di culti arborei del mio paese, sabato scorso, si è tenuta la presentazione del libro “Le ombre del passato” di Domenico Lauria, organizzata dalla Pro Loco, dal Comune di Accettura e dall’associazione Avis.

Ambientato nella splendida cornice delle Dolomiti lucane (i luoghi sono riconoscibili, ma non identificati in modo preciso perché diventino quasi universali) lo scritto ha come protagonista Nico, ragazzino dall’infanzia travagliata, adottato da due amorevoli genitori, che dovrà sciogliere i nodi del suo passato.

Scorrevole e in linea con la tradizione del racconto orale (sembra di leggere, o meglio, di ascoltare una delle storie che l’anziano zio Achille narra a Nico)  “Le ombre del passato” è variegato e ricco di contasti. In effetti è un po’ un romanzo di formazione, un po’ un mystery (Nico dovrà dipanare le ombre che ancora ci sono nella sua vita), un po’ un fantasy (Lauria attinge anche dalle nostre leggende locali, rivisitandole) ed è costruito una serie di dicotomie: bene/male, passato/presente, realtà/“fantasia”.

Molti sono anche i temi affrontati dall’autore tra i quali l’adolescenza, il bullismo, il vivere in un piccolo centro con i suoi pregi e difetti. In un pesino ci si conosce tutti, ma ci si può sentire estremamente soli, si dà molta importanza all’apparenza (nel testo non sempre i personaggi sono ciò che appaiono e bisogna guardare al di là della superficie per comprenderli davvero), spesso si può essere vittima di pregiudizi o di giudizi affrettati.

Come si può notare gli argomenti di discussione non sono mancati, ma ci è soffermati in particolare sull’attenzione data dallo scrittore al nostro territorio per poi confrontarsi sulla promozione del e nel territorio. Una voce che diventa narrazione, che racconta i luoghi natii è sicuramente un ottimo modo per farli conoscere e incontri come quello che si è svolto ad Accettura sono momenti importanti per dar risalto a queste voci e per dar vita a momenti di dibattito che sicuramente arricchiscono e aiutano a far crescere soprattutto località piccole come quella in cui vivo.

Concorso letterario “L’albero di rose”

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Per qualche ora ieri il mio paese si è trasformato in un’oasi di poesia. Si è svolta infatti la premiazione del concorso letterario L’albero di rose, così chiamato non solo in riferimento al grandissimo poeta Leonardo Sinisgalli, ma anche all’albero protagonista della nostra meravigliosa festa, il Maggio, su cui viene posto un bouquet di rose. Il Maggio è narrazione viva, quindi fonte d’ispirazione ideale per chi scrive.

La prestigiosa giuria coordinata da Maria Grazia Trivigno e composta dal professor Giovanni Caserta (presidente), Dante Maffia, Luciano Nota, Marco Onofrio e Giorgio Taffon ha scelto tra i molti testi pervenuti e ha decretato i seguenti vincitori (l’elenco è stato estrapolato dal sito La presenza di Erato):

 

Sezione poesia edita

Donato Loscalzo, L’amore, invece

Anna Maria Curci, Nuove nomenclature e altre poesie

Francesco Tarantino, Getsemani o dell’inquietudine

Segnalazione: Anna Elisa De Gregorio, Un punto di biacca

 

Sezione poesia inedita

Onofrio Arpino, Ritorno

Fernando Della Posta, Matrimonio lucano

Sergio Gallo, Pinus leucodermis

Segnalazione: Paolo Polvani, Il pino della ferrovia

 

Sezione racconto breve inedito

 

Pierfrancesco Stella, Selva d’antropofaggi

Antonio Villa, L’orto degli ulivi

Giovanni Asmundo, Una dedica

Segnalazione: Gianfranco Iovino, Profumo di radici

 

Menzione d’onore ai giovanissimi poeti di una scuola elementare di Nardò che hanno intenerito e deliziato il pubblico con i loro componimenti.

È importante inculcare nelle giovani generazioni l’amore per la cultura, per i libri e per la poesia, per cui la presenza di questi piccoli è stata particolarmente rilevante.

In definitiva è stata una manifestazione riuscita e stimolante che si ripeterà il prossimo anno.

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