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Incanto è il termine che illumina il titolo di questo romanzo e sa di dolcezza, di magia, di occhi strabuzzati per la meraviglia su un mondo colorato e positivo.

Proprio con incanto Louis vive la sua vita: non esita a lasciare la sua famiglia e una strada già tracciata per essere protagonista degli anni del boom economico nella grande e promettente Milano, è affascinato da tutto ciò che è nuovo, in particolare dal viaggio sulla Luna che proprio in quegli anni diventava realtà.

Milano dona a questo sognatore anche l’amore, una “Regina” che è la sua controparte perfetta: concreta e pratica, diversa da lui eppure pronta a difenderlo e ad assecondarlo.

Regina si divide tra il lavoro di parrucchiera e quello di moglie e madre e odia essere fotografata come se la fotografia potesse catturare qualcosa che invece deve restare nel segreto dell’anima. Paradossalmente sarà proprio uno scatto a scatenare nel suo animo una sorta di terremoto, tanto forte da provocarle un’amnesia. Vittoria, sua figlia, che con dedizione, dolore, ma anche nostalgia, proverà a riannodare i fili dei ricordi e a raccontare la storia della sua famiglia in un freddo ospedale, mentre fuori regna l’euforia per i Mondiali del 1982.

Sia il peso che la soavità dei ricordi si avvertono con forza mentre Vittoria parla a Regina, cercando di suscitare in lei una reazione.

Il suo racconto è vibrante, palpitante di emozioni e reso ancor più suggestivo e nitido dall’aggiunta di piccoli particolari come canzoni, eventi sportivi o televisivi degli anni in cui è ambientato il libro, cosa che  contribuisce a vivificare il romanzo oltre ad aiutare nella composizione di un quadro storico molto preciso.

Il tema della memoria è declinato in modi diversi (la memoria privata si intreccia con quella pubblica), ma anche parallelamente al soggetto dell’emigrazione, trattato in modo marginale, ma senza sminuire la sua importanza e da un’angolazione sicuramente diversa dal solito.

Louis lascia sì la sua terra natia, ma senza rimpianto, tagliando in qualche modo le sue radici per costruirne di nuove, per essere pienamente se stesso e cercare nuove possibilità, guardando sempre al futuro, mai al passato. Il contrasto tra vecchio e nuovo, tradizione e modernità si percepisce nel rapporto sofferto col padre che invece avrebbe voluto dargli in eredità la sua attività di calzolaio.

Una scrittura delicata, intensa ed empatica hanno reso il testo estremamente appassionante e coinvolgete.

Le pagine, leggendo, scivolavano via come fondo in fondo scivolano via i nostri anni, velocemente, ma lasciando il segno.