Un libro e un caffè

"Leggere è sognare per mano altrui". Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine.

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“Victoria” di Daisy Goodwin (Sonzogno, 2017)

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Rapita dalla fiction dedicata alla gloriosa regina Victoria recentemente andata in onda su Canale 5  ho deciso di leggere il romanzo che si può considerare “parallelo” alla sceneggiatura della fiction.

La prima cosa che balza agli occhi è la profonda consonanza con la trasposizione televisiva. Quasi sempre il confronto tra libro e film/fiction lascia l’amaro in bocca perché sono trascurati alcuni elementi o altri vengono modificati e quasi mai nel modo migliore.

In questo caso non ci sono stati grandi stravolgimenti, i personaggi sono ovviamente raccontati in modo più approfondito e compiuto dalla scrittrice (nella fiction viene forse dato più spazio alle storie della servitù rispeto al romanzo in cui l’aspetto psicologico però ha più rilevanza), ma in definitiva ciò che si vede è la quasi perfetta proiezione di ciò che si trova nelle pagine del testo. Mentre scorrevo le pagine mi sembrava di avere davanti agli occhi i protagonisti (gli attori sono perfetti nel loto ruolo) e le scene della serie.

Volendo parlare del romanzo in sé,  la giovane sovrana Alexandrina Victoria, chiamata a governare la Gran Bretagna a soli 18 anni, con le contraddizioni caratteriali dovute all’età, la sua voglia di indipendenza ed autoaffermazione domina il racconto, ma ci sono molte figure tratteggiate egregiamente come l’affascinante e arguto Lord Melbourne, il serio e romantico Albert, futuro marito della monarca o la regina madre, fragile ed insicura che è sempre stata iperprotettiva con sua figlia pregiudicando il rapporto con lei, anche per il suo sentimento nei confronti di  Sir John Conroy che ha sempre voluto controllare Victoria, l’ha sempre denigrata senza che la duchessa di Kent opponesse resistenza.

Una descrizione attenta e accattivante delle dinamiche di corte rende la lettura ancor più interessante e le conferisce quel pizzico di pepe che serve la vivacizza.

Daisy Goodwin ci offe dunque una lettura pregevole e godibilissima che accontenterà chi ama il romanzo storico, chi è affascinato dalla storia britannica, chi è curioso di scoprire l’età Vittoriana e chi è affascinato dalle vicende delle teste coronate e della nobiltà e anche chi ama le storie d’amore d’altri tempi.

Consigli pratici per uccidere mia suocera di Giulio Perrone (Rizzoli, 2017)

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Leo è perennemente insicuro e spaventato dalle sue emozioni. È diviso tra due donne (la sua amante ora  fidanzata ufficiale e la sua ex moglie ora amante), ha un lavoro che gli piace, ma che non rispecchia a pieno i suoi sogni (vorrebbe aprire una libreria) e un padre eterno Peter Pan, giocatore incallito che sostiene di essere stato la controfigura di Dustin Hoffman nel film Il laureato. Non riesce a prendere in mano la sua vita, a scegliere e decidere per sé, ma una notizia inaspettata e una richiesta assurda da parte del suo editore (lui e i suoi colleghi devono trovare una trama efficace per un libro dal titolo “Consigli pratici per uccidere mia suocera”) lo indurranno a riflettere seriamente e forse diventare più risoluto.

Leo è un personaggio bene strutturato, un perfetto rappresentante dei tempi che stiamo vivendo, dominati da incertezza e instabilità, è l’epitome della precarietà emotiva che oggi alberga in molti e per questo ci si può facilmente immedesimare in lui. Non solo il protagonista, ma anche le altre figure presenti sono egregiamente caratterizzate ed estremamente vivide, basti pensare al particolarissimo papà di Leo che sembra davvero uscito da un film americano.

Gradevolissima è l’incursione, dissacrante ed originale, nel mondo editoriale che riesce a dare brio al testo insieme ad un’ironia costante alternata a momenti più seri e riflessivi.

Consigli pratici per uccidere mia suocera è, in definitiva, un ottimo romanzo che si legge agevolmente, in cui la trama, studiata nei minimi dettagli, “funziona” a meraviglia e il cui stile è adatto alla storia raccontata e rispecchia perfettamente la psicologia del narratore.

Vale sicuramente la pena, dunque, trascorrere delle piacevoli ore in compagnia di Leo Mameli e delle sue avventure.

Rapsodia francese di Antoine Laurain (Einaudi, 2017)

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Per un grottesco scherzo del destino il dottor Alain Massoulier riceve, con trentatré anni di ritardo, la risposta della casa discografica a cui il gruppo in cui suonava da giovane aveva mandato dei pezzi.  L’insolito evento riesce a dare una scossa alla noiosa e abitudinaria vita del medico che tenta di ricontattare alcuni membri delle band al fine di riavere una cassetta con le canzoni. Nella sua ricerca scoprirà quello che i ragazzi di un tempo sono diventati: il raffinato antiquario Pierre si è suicidato facendo anche della sua morte un’opera d’arte, Frédéric si è trasferito in Thailandia, Stan è diventato un’artista egocentrico e ossessionato dal successo mentre Sebéstien è diventato il leader di un movimento di estrema destra. Alain decide di non contattare JBM, il produttore del gruppo, diventato un importantissimo uomo d’affari che l’opinione pubblica acclama come candidato alla presidenza della Francia e Bérengére di cui il dottore era segretamente innamorato, all’epoca fidanzata proprio con JBM.

Le velleità musicali del protagonista diventano un pretesto per raccontare i rimpianti, i dolori, i segreti che ciascuno dei personaggi si porta dentro, della nostalgia, di quel tempo in cui tutto sembra realizzabile e la realtà non ha ancora coperto di disincanto ambizioni e speranze. Forse, peràò, non è mai troppo tardi o forse la cosa migliore è accettare i cambiamenti, ma in fondo una piccola scintilla che ridoni vitalità è indispensabile, come Massoulier ci dimostra.

Non c’è solo puro idealismo in questo romanzo perché Laurain, seppure in chiave romanzata, “parla” dell’attuale clima politico portando ad una riflessione molto interessante sul populismo che sempre più fa breccia nell’opinione pubblica e sull’incapacità della politica “pura” di dare risposte concrete (l’argomento è molto attuale, soprattutto poi se si pensa all’imminenza delle elezioni in Francia).

Uno degli elementi che mi ha più colpito di Rapsodia francese, oltre allo stile curatissimo, alla storia avvincente e al fatto che parli alla “pancia” e al cuore del lettore, è proprio questo guardare talvolta al cielo e quindi alla natura eterea dei sogni e dei desideri, talvolta alla terra e quindi alla crudezza della quotidianità. Noi siamo “fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni” (We are made the same stuff dreams are made of è il titolo del brano di punta degli Hologrammes), ma anche di delusioni, rinunce, insuccessi e di problemi. Un po’ malinconico, un po’ positivo, con un tocco surreale che lo rende delizioso, questo testo conferma le doti d’autore di Antonine Laurain e, a mio parere, è assolutamente da non perdere.

Recensione dell’album “Vietato morire” di Ermal Meta

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Questa volta voglio dare spazio ad un tipo un po’ diverso di narrazione, ossia alle canzoni (libri in miniatura che riescono a coinvolgere e ad emozionare) e ad un disco che contiene in sé tante pagine degne di nota, ossia Vietato morire di Ermal Meta, terzo classificato all’ultimo Festival di Sanremo.

Il cantautore riesce magnificamente, con musica, testi raffinati e canto a raccontare delle storie in modo vivido ed efficacissimo.

Si pensi,  per quel che riguarda l’interpretazione, ad Amara terra mia, brano di Modugno che Ermal Meta ha rivisitato con originalità grazie all’uso del falsetto, dando voce sia ad un uomo che ad una donna,  trasformandolo  quasi in un dialogo e rendendo questo canto d’addio ancora più struggente.

Anche la scelta di pubblicare il suo precedente lavoro, Umano (ricco di vere perle), insieme a Vietato morire e di legare ogni canzone del nuovo CD ad una di quello “vecchio”  ha una precisa valenza narrativa: mostrare il suo percorso artistico e creare se vogliamo delle piccole isotopie, degli appigli per riconoscere i temi, le immagini, lo stile che lo caratterizzano.

Tornando specificamente all’album la traccia da cui prende il titolo è autobiografica e veicola un potente messaggio contro la violenza, ma soprattutto una spinta alla reazione, uno sprone a “disobbedire”, a dire no a tutto ciò che fa star male, a comprendere che non è mai tardi per ricominciare, che “da un libro di odio” si può “insegnare l’amore” e “cambiare le proprie stelle”.

Ragazza Paradiso è una dolcissima dedica d’amore, un inno alla sicurezza e alla serenità che un sentimento profondo sa regalare.

Piccola anima, duetto con Elisa, è un gioiello di delicatezza: le voci dei due interpreti si mescolano perfettamente e l’immagine di quest’anima che fugge via, accompagnata solo dalla luce dei lampioni, delusa da un amore infelice arriva dritta al cuore.

Voodoo love ha un testo originale, poetico  (“Sono stato senza te, ma tu c’eri sempre, seppellita nel mio domani come fossi un seme”; “Tu sei come il mare volevo dirtelo, nascondi la parte migliore”) e una musica suadente che riesce a coinvolgere l’ascoltatore.

New York è l’evocazione di un’assenza. La nota metropoli, quanto mai romantica, è la suggestiva ambientazione per un ricordo velato di nostalgia (“Ascolterai il vento parlare coi palazzi, chissà se in quel casino mi sentirai ancora”/“A New York mancano le stelle, un milione di finestre, la tua qual è?”). La musica è ridotta al minimo, con gli archi che cullano l’ascoltatore nell’inciso, creando un’atmosfera magica e direi quasi cinematografica.

C’é spazio anche per il ritmo con le trascinanti Bob Marley e Rien ne va plus. 

Il disco si chiude con Voce del verbo, brano di rara potenza, in cui la voce di Ermal esplode, “grida” ciò che lui prova. Le parole di questo letteralmente trafiggono, sono taglienti ma rigeneranti al tempo stesso. Il finale è sorprendente con il suo inatteso afflato  lirico.

Alcuni versi tratti da La vita migliore  descrivono alla perfezione la figura dell’artista, ma esplicitano anche una delle facoltà di chi fa arte, quella di elaborare la realtà e trasformarla in sogno.

“Adesso stringi la tua stella al petto

Guarda il cielo anche se spento

Un sognatore non si perde mai, non dorme mai”.

Ermal Meta è capace di con il suo straordinario talento di dar vita a sogni che hanno le sembianze di canzoni, ma anche di parlare della realtà ed analizzarla in modo acuto. Non posso quindi non consigliare l’ascolto di Vietato morire e delle altre composizioni di questo grandissimo cantautore.

Buon anno!

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Lo so, forse non è particolarmente originale comparare l’anno che sta per iniziare ad un libro, ma il paragone è senz’altro calzante. E allora che il 2017 porti tanti nuovi libri da leggere e, soprattutto, tante nuove avventure da vivere, emozioni e scoperte! Che ogni  pagina di questo anno sia piena ed intensa.

Auguri di cuore a tutti,

Giuliana.

 

 

 

“Le ho mai raccontato del vento del Nord” di Daniel Glattauer (Feltrinelli, 2010)

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Le ho mai raccontato del vento del vento del vento del Nord è un libro apparentemente leggero, ma moderno e intrigante.

La trama è essenziale: Emmi, sposata con due figli e Leo, psicolinguista reduce da una relazione tormentata,  entrano in contatto quando la donna deve disdire, via mail, l’abbonamento ad una rivista. Comincia così un fitto scambio di missive virtuali che diventano però sempre più intime finché i due iniziano a provare un coinvolgimento profondo che resterà, però, sempre platonico.

Questa sorta di romanzo “epistolare” del XXI secolo è snello, pungente e ironico, ma anche sentimentale, provocatorio e in alcuni momenti audace. Sicuramente, poi, è molto attuale e ci fa riflettere sul nostro modo di gestire i rapporti interpersonali nell’era di Internet.

I due personaggi vivono la loro relazione basandosi sulle loro parole e sulle loro sensazioni, sicuramaente l’immaginazione e l’immaginario hanno un potere evocativo più forte rispetto alla disillusione a cui può condurre la realtà, ma si scontrano con le contraddizioni che un legame di questo tipo evidenzia. Basteranno scaramucce verbali, confessioni e confidenze a cementare un vero amore e soprattutto sarà un sentimento reale?

Glattauer in un crescendo di intensità narrativa riesce bene a mostrare l’avvicinamento di Emmi e Leo e l’acuirsi dei loro conflitti interiori unendo semplicità e tensione drammatica ottenendo la costante attenzione del lettore che è curioso di sapere come la loro storia andrà a finire.

Lo scoprirò, forse, con il secondo capitolo delle loro avventure, che di certo leggerò presto.

Buon compleanno zia Jane!

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Jane Austen ci ha regalato purtroppo solo sei romanzi, diventati però pietre miliari della letteratura inglese e mondiale.

Indimenticabili sono la soave Anne e il suo intraprendente capitano Wentworth, l’audace Elizabeth e l’orgoglioso Darcy, i poveri nervi della signora Bennet, l’assennata Elinor e il suo contraltare, l’impulsiva Marianne, la simpatica Emma con il suo desiderio di far trovare a tutti l’amore e il solido Knightely. Chi pensa però che i romanzi della Austen siano dei semplici romanzi sentimentali si sbaglia di grosso. Sono la sublime ironia dei suoi testi, a volte più che pungente, unita ad una delicatezza tutta femminile, i ritratti riuscitissimi degli uomini e delle donne del suo tempo, le atmosfere di un mondo ormai lontano che però da’ spunti di riflessione anche sul nostro presente, a dare valore a questi testi.

Non è una zitella sognatrice in cerca di un modo per impiegare il suo tempo ad averli scritti, ma una donna coraggiosa, dotata di acume e talento che ha deciso di raccontare la società in cui viveva e di far sentire la sua voce nella maniera a lei più congelare, usando la sua penna sferzante, una voce che non ha smesso di risuonare e che ancora oggi conserva il suo fascino.

Con questo post voglio ricordare l’anniversario della sua nascita cercando di celebrarla a modo mio per cui: buon compleanno zia Jane!

“La terapia” di Sebastian Fitzek (Elliot, 2010)

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La vita di Viktor, psichiatra di professione, è sconvolta dalla scomparsa di sua figlia Josy affetta da una malattia sconosciuta. Rifugiatosi nella casa della sua infanzia, su un’isola sferzata dal vento e dalla tempesta, incontra Anna Spiegel, scrittrice schizofrenica di libri per bambini. Anna sostiene di vedere materializzarsi i protagonisti delle sue favole tra i quali c’è anche Charlotte la cui storia somiglia in maniera sconvolgente a quella di Josy. Chi è questa donna misteriosa dal passato torbido? Cosa si nasconde dietro le turbe psichiche di Anna? Riusciranno gli ultimi capitoli della storia di Charlotte a far luce sulla scomparsa di Josy? In questo libro, il primo che leggo di questo autore, Fitzek ci prende per mano e ci conduce nell’oscurità della mente umana con un ritmo talmente incalzante tanto che alla fine di ogni capitolo ci si accorge di aver trattenuto il fiato in trepidante attesa. I continui sbalzi temporali, se inizialmente creano confusione e smarrimento, permettono poi di mettere ogni tessera del puzzle al suo posto. Veramente una bella storia, curiosa, ben costruita e con una caratterizzazione dei personaggi che lascia poco spazio all’immaginazione. Se vi avvicinate a questo libro preparatevi a batticuore e continui colpi di scena; la vostra mente verrà catapultata sull’isola di Viktor e riuscirete perfino a sentire il sibilare del vento e lo scrosciare della pioggia.

Ciao mondo!

Con un pizzico di follia e tanta voglia di cominciare una nuova avventura ho deciso di dare vita a questo blog con lo scopo di condividere, con chi vorrà, la mia passione per la lettura.

Vi chiederete come mai abbia scelto di chiamarlo Un libro e un caffè. Per prima cosa amo perdermi tra le pagine di un libro sorseggiando una gustosa tazzina di caffè, in secondo luogo mi piacerebbe che questo spazio diventasse una sorta di caffè letterario virtuale in cui chiacchierare e scambiarsi opinioni.

Ad affiancarmi in questo viaggio ci sarà la mia carissima amica, nonché avida lettrice, Cecilia che nel suo angolino ci offrirà le sue recensioni.

Non mi resta che darvi appuntamento al prossimo post e, ovviamente, augurarvi BUONA LETTURA!!!!

 

 

 

 

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